domenica 3 giugno 2012
Non ci posso credere!
Eppure è successo! Ho saltato il 12 aprile di quest'anno! Anna spero mi scuserai non è certo perchè non penso a te! Lo sai bene che ogni passaggio davanti al teatro di Marcello mi riporta a te, il concerto di qualche giorno fa lo abbiamo cantato a S. Maria in Camptelli e dal tuo ufficio ci seguivi. Oggi ho l'età che avevi tu quando te ne sei andata, che strana sensazione quando ci penso! Ancora così tanto da fare da scoprire da vedere da immeergersi. Come ne avevi tu. Ti volgio bene! Tieni mangia una tartina, le avresti apprezzate!
sabato 8 ottobre 2011
E' di nuovo l'8 ottobre


Ultimamente questo blog è scandito da due date soltanto, o quasi: aprile e ottobre, l'alpha e omega della tua vita, Annamaria.
Non è facile star dietro a tutto e in questa vita digitale si privilegia il dialogo, la connessione o la ricerca.
Questo è un luogo appartato, ci veniamo in pochissimi, o meglio pochissime, un piccolo gineceo di chi ti ha nel cuore, sempre.
Oltre il tran-tran quotidiano, oltre il lavoro, la gioia, i pensieri e i dolori. Sei lì nel tuo posticino che nessuno mai ti potrà togliere.
Tanto è cambiato, tantissimo da quando non ci sei. Ma non l'amore per te, amica mia carissima.
Buon Compleanno Anna!
mercoledì 13 aprile 2011
E oggi sono 3 anni da quel 12 aprile
Già, tre anni. Densi qui, di tante cose successe, tante nelle quali non ci sei stata e tutti avremmo voluto che tu ci fossi. La cosa più grande nella quale manchi è, per me, che non hai potuto vedere Anna, l'avresti amata come hai amato sua mamma e sua zia, l'avresti riempita di affetto, di pensierini, di regali di quell'amore speciale che sapevi dare, così come hai fatto con le mie figlie.
Ma certo la cosa davvero più grande è Leone. Sempre più caro e bravo, il figlio di cui saresti ogni giorno più orgogliosa. Ora è a Genova, sai, e ci manca anche lui ma siamo stati da poco a mangiare insieme tutti quanti (beh quasi, mancava Chiara purtroppo) e ci ha fatto gran racconti, ha il dono di saper raccontare Leone, tra i tanti che ha quel ragazzo d'oro.
Annina cara ancora mi vien voglia di telefonarti, uscire con te, fare le chiacchiere delle signore. E' inutile dirti che vivi in tutti noi che ti amiamo. Così come è inutile dirti che certo non basta. Non ci basta. Dovresti essere qui accidenti!
Ma certo la cosa davvero più grande è Leone. Sempre più caro e bravo, il figlio di cui saresti ogni giorno più orgogliosa. Ora è a Genova, sai, e ci manca anche lui ma siamo stati da poco a mangiare insieme tutti quanti (beh quasi, mancava Chiara purtroppo) e ci ha fatto gran racconti, ha il dono di saper raccontare Leone, tra i tanti che ha quel ragazzo d'oro.
Annina cara ancora mi vien voglia di telefonarti, uscire con te, fare le chiacchiere delle signore. E' inutile dirti che vivi in tutti noi che ti amiamo. Così come è inutile dirti che certo non basta. Non ci basta. Dovresti essere qui accidenti!
martedì 11 gennaio 2011
Care Zia e Mamma,
non venivo da un po' e volevo parlarvi della fermata dell'autobus dietro casa mia.
Non è una vera e propria fermata, in realtà, visto che si tratta di un palo giallo piazzato al lato destro di un tratto a senso unico (quello che sale fino a casa di Leo).
Le persone aspettano tra muro e strada sperando di non essere schiacciate. L'autobus si ferma, semplicemente arresta la corsa e scatena i clacson di quelli dietro. E' così da molti anni; una prospettiva consueta e squallida che normalmente non si noterebbe più di quanto non si butti l'occhio al cassonetto sotto casa o al semaforo all'incrocio ogni mattina.
Ma ogni giorno, se capita di passarci, anche più volte al giorno, scruto da lontano, già dall'incrocio, per osservare le figure di quelli che aspettano. Mi emoziono un po'...guardo bene...non si sa mai.
O meglio. Si sa. Ma io guardo lo stesso e cerco la testolina nera e il cerchietto di Zia.
Dovete sapere, infatti, che una volta tornavo a casa di corsa, dopo giri e giri di traffico. Stanca, correndo un po' sebbene non avessi una reale fretta di tornare. Volevo semplicemente finire quella giornata di smog e code. Tornavo, insomma, e tra le figure di quelli che aspettano, da lontano, metto a fuoco quella di Zia.
"C'è Zia!" penso. E subito dopo (me ne vergogno un po') penso che se mi vede mi devo fermare e a casa non ci torno mai più. E' stato il pensiero di un attimo. Un sussegursi di pensieri rapido come 20 metri fatti a 60 all'ora. E sono ben lieta dell'esito di quel pensiero che è stato, lo ricordo come fosse oggi stesso, "ma chi se ne frega...è Zia!".
Pee peeee. Suono e Zia si volta, mi vede sbracciare e farle cenno di montare in macchina. Non ricordo da dove venisse, ricordo solo che era stanca anche lei ( che chissà perchè non aveva la fida bicicletta quel pomeriggio) e che doveva tornare a casa ma come al solito era sorridente e ben contenta di fare due chiacchiere con me.
Insistendo, perchè lei non voleva mai pesare a nessuno, l'ho convinta a farsi accompagnare almeno fino al varco, proprio quello vicino al Teatro Marcello che tanto mi fa pensare a lei.
Lì è scesa al volo, ci siamo date un bel bacione e l'ho vista incamminarsi mentre giravo per tornare sul lungotevere.
In testa pensavo solo che ero felice di non essere così stupida da non saper più distinguere le cose importanti e da fraintendere lo stress con la reale esigenza di andare a casa. Ero proprio tutta soddisfatta della mia scelta di fermarmi e dell'occasione che ne era derivata di poter fare due chiacchiere con una delle persone che amavo di più al mondo. Era uno di quei momenti in cui ci si rende conto che qualcosa di prezioso sta accadendo nel momento in cui accade. E ho pensato che non avrei mai più esitato a fermarmi, in futuro, in occasioni simili.
Normalmente questi momenti restano in mente perchè si compie la scelta opposta e poi si rimpiange. Io ho avuto la fortuna di avere due neuroni funzionanti quel pomeriggio. E oggi posso ancora cercare, ogni giorno, la figurina di Zia alla fermata.
non venivo da un po' e volevo parlarvi della fermata dell'autobus dietro casa mia.
Non è una vera e propria fermata, in realtà, visto che si tratta di un palo giallo piazzato al lato destro di un tratto a senso unico (quello che sale fino a casa di Leo).
Le persone aspettano tra muro e strada sperando di non essere schiacciate. L'autobus si ferma, semplicemente arresta la corsa e scatena i clacson di quelli dietro. E' così da molti anni; una prospettiva consueta e squallida che normalmente non si noterebbe più di quanto non si butti l'occhio al cassonetto sotto casa o al semaforo all'incrocio ogni mattina.
Ma ogni giorno, se capita di passarci, anche più volte al giorno, scruto da lontano, già dall'incrocio, per osservare le figure di quelli che aspettano. Mi emoziono un po'...guardo bene...non si sa mai.
O meglio. Si sa. Ma io guardo lo stesso e cerco la testolina nera e il cerchietto di Zia.
Dovete sapere, infatti, che una volta tornavo a casa di corsa, dopo giri e giri di traffico. Stanca, correndo un po' sebbene non avessi una reale fretta di tornare. Volevo semplicemente finire quella giornata di smog e code. Tornavo, insomma, e tra le figure di quelli che aspettano, da lontano, metto a fuoco quella di Zia.
"C'è Zia!" penso. E subito dopo (me ne vergogno un po') penso che se mi vede mi devo fermare e a casa non ci torno mai più. E' stato il pensiero di un attimo. Un sussegursi di pensieri rapido come 20 metri fatti a 60 all'ora. E sono ben lieta dell'esito di quel pensiero che è stato, lo ricordo come fosse oggi stesso, "ma chi se ne frega...è Zia!".
Pee peeee. Suono e Zia si volta, mi vede sbracciare e farle cenno di montare in macchina. Non ricordo da dove venisse, ricordo solo che era stanca anche lei ( che chissà perchè non aveva la fida bicicletta quel pomeriggio) e che doveva tornare a casa ma come al solito era sorridente e ben contenta di fare due chiacchiere con me.
Insistendo, perchè lei non voleva mai pesare a nessuno, l'ho convinta a farsi accompagnare almeno fino al varco, proprio quello vicino al Teatro Marcello che tanto mi fa pensare a lei.
Lì è scesa al volo, ci siamo date un bel bacione e l'ho vista incamminarsi mentre giravo per tornare sul lungotevere.
In testa pensavo solo che ero felice di non essere così stupida da non saper più distinguere le cose importanti e da fraintendere lo stress con la reale esigenza di andare a casa. Ero proprio tutta soddisfatta della mia scelta di fermarmi e dell'occasione che ne era derivata di poter fare due chiacchiere con una delle persone che amavo di più al mondo. Era uno di quei momenti in cui ci si rende conto che qualcosa di prezioso sta accadendo nel momento in cui accade. E ho pensato che non avrei mai più esitato a fermarmi, in futuro, in occasioni simili.
Normalmente questi momenti restano in mente perchè si compie la scelta opposta e poi si rimpiange. Io ho avuto la fortuna di avere due neuroni funzionanti quel pomeriggio. E oggi posso ancora cercare, ogni giorno, la figurina di Zia alla fermata.
venerdì 8 ottobre 2010
Un altro 8 ottobre
Un altro 8 ottobre che non possiamo festeggiare insieme. Qui in questo spazio congelato ogni tanto vengo a trovarti per fissare parole. Ma il pensiero di te irrompe spesso nelle giornate: una signora in bicicletta per le vie del centro, i luoghi che hai restaurato, le vie dei nostri incontri o anche solo una strana associazione di idee che mi riporta a te e sei subito presente. Qualche giorno fa è stata una catena di idee che da un gatto visto per strada mi ha portato a Leone e al suo gatto e ovviamente e a te.
Non so quando si finisce di rimpiangere le persone, di sentire questo buco vuoto, di non tollerare l'assenza.
Certo non ora.
Ciao Anna Maria, buon colpleanno!
Non so quando si finisce di rimpiangere le persone, di sentire questo buco vuoto, di non tollerare l'assenza.
Certo non ora.
Ciao Anna Maria, buon colpleanno!
martedì 13 aprile 2010
Due anni fa, oggi
Due anni fa, oggi ti portavamo a Prima Porta. Tante persone, tanti fiori, tanto dolore.
Aprile, il più crudele dei mesi.
Anche questo aprile è crudele, come tutti gli altri. E' vero che il tempo passa, che il bruciore delle ferite non è quello dei primi giorni. Ma le cicatrici che restano non fanno meno male, anche se è un male profondo, muto, che non emerge.
Ti voglio talmente bene, Anna. Non possso rassegnarmi alla tua assenza. Perchè non sei qui? Torna,
Aprile, il più crudele dei mesi.
Anche questo aprile è crudele, come tutti gli altri. E' vero che il tempo passa, che il bruciore delle ferite non è quello dei primi giorni. Ma le cicatrici che restano non fanno meno male, anche se è un male profondo, muto, che non emerge.
Ti voglio talmente bene, Anna. Non possso rassegnarmi alla tua assenza. Perchè non sei qui? Torna,
giovedì 8 ottobre 2009
8 ottobre
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