Care Zia e Mamma,
non venivo da un po' e volevo parlarvi della fermata dell'autobus dietro casa mia.
Non è una vera e propria fermata, in realtà, visto che si tratta di un palo giallo piazzato al lato destro di un tratto a senso unico (quello che sale fino a casa di Leo).
Le persone aspettano tra muro e strada sperando di non essere schiacciate. L'autobus si ferma, semplicemente arresta la corsa e scatena i clacson di quelli dietro. E' così da molti anni; una prospettiva consueta e squallida che normalmente non si noterebbe più di quanto non si butti l'occhio al cassonetto sotto casa o al semaforo all'incrocio ogni mattina.
Ma ogni giorno, se capita di passarci, anche più volte al giorno, scruto da lontano, già dall'incrocio, per osservare le figure di quelli che aspettano. Mi emoziono un po'...guardo bene...non si sa mai.
O meglio. Si sa. Ma io guardo lo stesso e cerco la testolina nera e il cerchietto di Zia.
Dovete sapere, infatti, che una volta tornavo a casa di corsa, dopo giri e giri di traffico. Stanca, correndo un po' sebbene non avessi una reale fretta di tornare. Volevo semplicemente finire quella giornata di smog e code. Tornavo, insomma, e tra le figure di quelli che aspettano, da lontano, metto a fuoco quella di Zia.
"C'è Zia!" penso. E subito dopo (me ne vergogno un po') penso che se mi vede mi devo fermare e a casa non ci torno mai più. E' stato il pensiero di un attimo. Un sussegursi di pensieri rapido come 20 metri fatti a 60 all'ora. E sono ben lieta dell'esito di quel pensiero che è stato, lo ricordo come fosse oggi stesso, "ma chi se ne frega...è Zia!".
Pee peeee. Suono e Zia si volta, mi vede sbracciare e farle cenno di montare in macchina. Non ricordo da dove venisse, ricordo solo che era stanca anche lei ( che chissà perchè non aveva la fida bicicletta quel pomeriggio) e che doveva tornare a casa ma come al solito era sorridente e ben contenta di fare due chiacchiere con me.
Insistendo, perchè lei non voleva mai pesare a nessuno, l'ho convinta a farsi accompagnare almeno fino al varco, proprio quello vicino al Teatro Marcello che tanto mi fa pensare a lei.
Lì è scesa al volo, ci siamo date un bel bacione e l'ho vista incamminarsi mentre giravo per tornare sul lungotevere.
In testa pensavo solo che ero felice di non essere così stupida da non saper più distinguere le cose importanti e da fraintendere lo stress con la reale esigenza di andare a casa. Ero proprio tutta soddisfatta della mia scelta di fermarmi e dell'occasione che ne era derivata di poter fare due chiacchiere con una delle persone che amavo di più al mondo. Era uno di quei momenti in cui ci si rende conto che qualcosa di prezioso sta accadendo nel momento in cui accade. E ho pensato che non avrei mai più esitato a fermarmi, in futuro, in occasioni simili.
Normalmente questi momenti restano in mente perchè si compie la scelta opposta e poi si rimpiange. Io ho avuto la fortuna di avere due neuroni funzionanti quel pomeriggio. E oggi posso ancora cercare, ogni giorno, la figurina di Zia alla fermata.
martedì 11 gennaio 2011
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2 commenti:
Grazie di aver portato anche me a quella fermata d'autobus. Ti sei fermata per zia, un felice e fortunato caso. Io a volte non mi fermo e faccio male. Ma ultimamente mi fermo sempre più. O torno indietro perchè si sa quali sono le cose importanti e si sa che se ci si ferma non ci si pente mai. Se non ci si ferma invece quel che si perde è perduto per sempre
già! saggezza, su rieduchescional channel!
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