Cara Anna,
venerdì scorso sono entrata per la prima volta a casa tua da quando non ci sei più. E' stato orribile, ero paralizzata non riuscivo a spostarmi se non con grande fatica e dolore. Tutto è rimasto come quando c'eri tu e mi sembrava di doverti veder spuntare da un momento all'altro. In cucina sul panchetto per raggiungere i pensili così irrispettosamente montati troppo in alto per la tua statura, in terrazzo a curare i pappagalli, eliminati pochi giorni dopo di te, in salotto a chiacchierare o lì stesa su quel letto da cui non ti sei più rialzata, dal quale ti sei risvegliata solo un attimo per darmi a mano tesa in aria il tuo ultimo saluto.
Che dolore, Anna, che dolore.
martedì 16 giugno 2015
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